Diario del Tirocinante in Psicologia: Alessia
Diario del Tirocinante in Psicologia: Alessia

Questo è il “DIARIO di BORDO” dell’esperienza di Tirocinio post- lauream svolta dai Laureati in Psicologia presso il  CENTRO STUDI KAIROS Psicologia, Psicoterapia e Cultura sistemica di Napoli.

I nostri tirocinanti fanno con noi un’esperienza completa e di profondo collegamento al lavoro clinico.

Lo strumento dello specchio unidirezionale diventa, per usare un loro temine, una “incubatrice”, dove ascoltare il ritmo del cuore, osservare  pensieri, catturare gesti importanti.

I tirocinanti  muovono i primi passi ed è bello tenerli per mano,  trasferirgli la passione per il nostro lavoro, fermarci a riflettere assieme, ascoltare la loro voce, lavorare avvolti da un entusiasmo sano e creativo.

Soprattutto è importante fare assieme a loro un’esperienza di lavoro di équipe, condividere aspetti teorici e tecnici del nostro lavoro, sentendoci tutti (Tutor, tirocinanti, pazienti) parte di uno stesso processo in maniera integrata, autentica, intenzionale.

Ed ora lasciamo a loro la parola:

 IL CENTRO KAIROS ATTRAVERSO LO SGUARDO DI UNA TIROCINANTE

Tanti libri, fondamentali, capisaldi della formazione in psicologia. Tanti seminari, convegni importantissimi per aprire lo sguardo e la mente su diverse tematiche. Un lungo tirocinio, che mi ha permesso di capire quanto lo psicologo sia una professione dinamica, contestuale e versatile. Ma dopo un così ampio percorso e tanta formazione, ci si inizia a fare qualche domanda rispetto a quale approccio si adatti meglio al nostro modo di osservare e si fa capolino tra la grande varietà di orientamenti. Allora si procede per differenze e per categorie, che poi in realtà è quello che cerchiamo di non adottare come modo di pensare durante tutta la formazione. L’approccio x guarda all’interno e l’approccio y guarda alla relazione, l’approccio z, invece, osserva gli schemi comportamentali e via via sempre più confusione e rigidità.

Mi sono avvicinata al centro Kairos proprio con l’idea di conoscere, tra le altre cose, questo tanto nominato approccio sistemico-relazionale, che non avevo avuto modo di incontrare durante il percorso universitario e che avevo sempre immaginato come un approccio rivolto esclusivamente alla famiglia o che comunque aveva questa come interlocutore principale. Partecipando ad un seminario organizzato dal centro, ho avuto un’impressione totalmente diversa. Parlo di impressione, perchè attraverso un solo incontro non mi sento di trarre considerazioni assolute, poichè c’è ancora tanto da conoscere ed esplorare. La mia impressione, però, è stata quella di un approccio che ha una modalità specifica di guardare tanto la famiglia, quanto il singolo. Ciò che accade nel “qui ed ora” della relazione è il fulcro ed è il gancio principale per muoversi, a volte, anche nel “la e allora”. La relazione è centrale. La relazione è cura. È cura rendere espliciti e consapevoli processi impliciti, non per forza rinnegando il passato, ma guardandolo alla luce delle modalità relazionali che si mettono in atto nel presente e che disturbano o limitano la persona. Ho trovato coerenza e sintonia con ciò che ho ascoltato nel seminario, soprattutto perché non ho percepito rigidità e questo, a mio parere, nel nostro ambito professionale è di fondamentale importanza, poichè permette, tra le atre cose, di guardare e di comprendere veramente chi abbiamo davanti. Osservando la stanza che ci ospitava, un’immagine mi ha colpito: una piccola finta finestra che aprendosi mostrava uno specchio. Un po’ come a dire che quello che vediamo fuori in qualche modo riflette anche quello che c’è dentro.

Ciò che mi sono portata da quell’incontro l’ho riassunto in una parola, che mi è stata chiesta dal dottor Cortese per riassumere il mio stato d’animo in quel momento e la parola è “incuriosita”. Sono arrivata all’incontro incuriosita e me ne sono andata da lì ancora più curiosa di scoprire, nel dettaglio, cosa sia questo approccio sistemico-relazionale. Ma una cosa è certa ed aggiungo un’altra parola chiave, un’altra emozione, mi sono sentita “rassicurata”. Rassicurata dal fatto che metodo non significa rigidità e che approccio non significa chiusura. Cosa sia di preciso questo modo di guardare non lo so ancora, ma so che è qualcosa che merita di essere conosciuto, compreso ed esplorato.

 

Dott.ssa Alessia Fantini

alessia.fantini1992@gmail.com

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