TUTTI ASSIEME APPASSIONATAMENTE
TUTTI ASSIEME APPASSIONATAMENTE

La terapia familiare: un viaggio attraverso le generazioni

L’approccio sistemico analizza il concetto di famiglia come sistema che accoglie le interazioni di ogni specifico membro che, a sua volta, si inserisce all’interno di molti altri sistemi (scuola, lavoro, gruppo dei pari). Il vissuto all’interno della famiglia influenza sin dalle origini ogni altro ambito della propria vita. Difatti, attraverso la messa in atto di comportamenti e modalità relazionali, che si trasmettono nel corso del tempo dai nonni, ai genitori e ai figli, si inaugura una ciclicità in cui ogni individuo diviene testimone dei significati legati a tali modalità relazionali. Il contesto di appartenenza dell’individuo viene allargato al “trigenerazionale” dall’approccio familiare sistemico, dove viene presa in considerazione la presenza di tre generazioni all’interno dello spazio terapeutico in cui il disagio sperimentato dal singolo racchiude il significato di un funzionamento familiare conflittuale. È proprio il sintomo però, portato dall’individuo, ad aprire lo sguardo all’interno della cornice familiare in gioco.

La terapia familiare è una storia che cura” (Andolfi, 2015): accade che si verifichino delle disfunzioni, delle confusioni tra funzioni e ruoli di ogni membro familiare.

In quest’ottica, la terapia familiare si propone di intervenire favorendo cambiamento e crescita all’interno della famiglia, in cui sarà possibile attribuire ad ogni membro la giusta definizione del proprio ruolo all’interno del sistema.

Dai nonni ai genitori e dai genitori ai figli: l’eredità del bagaglio trigenerazionale

Secondo Ruben Hill (Hill, Foote, 1970) è il tempo, in modo particolare, (oltre alle dimensioni ed allo spazio) ad incidere in modo pervasivo sull’evoluzione e lo sviluppo del sistema sociale famiglia. Si tratta di un susseguirsi di passaggi evolutivi che vengono scanditi da momenti sia interni che esterni alla famiglia. Ognuno di noi, all’interno della famiglia, gioca la propria parte in modo diverso. L’architettura temporale della famiglia si crea grazie all’influenza che ciascun membro apporta intersecando la propria storia con quella altrui, creando e condividendo esperienze e intessendo legami intergenerazionali. Come tutti i tempi evolutivi, anche quello della famiglia si caratterizza di tre momenti: passato, presente e futuro. Possiamo immaginare questo tempo come una linea che ha origine nel passato e che porta con sé – nel presente – tutta una serie di miti, tradizioni e credenze ereditate dalla generazione precedente.

La nascita è spesso paragonata a un salto nel buio, ma non lo è. La verità è che non siamo accolti da un vuoto, ma da una rete di protezione. Nascere è come venire catapultati in un libro già popolato di personaggi e di storie, è come stabilire un contatto con una realtà le cui regole sono già parzialmente scritte. La nostra presenza creerà delle modifiche alla trama, anche al finale, ma non saremo mai in grado di separarci dalle pagine che precedono la nostra entrata in scena e saremo inevitabilmente influenzati da queste pagine di cui siamo figli” (Andolfi, 2015).

Nella terapia familiare sistemica la famiglia viene a caratterizzarsi come un “sistema interattivo aperto” in cui ogni componente apporta il proprio contributo unico dato dalle proprie caratteristiche personali e dal proprio modi di gestire, costruire e stringere relazioni.

Sebbene possiamo considerare la famiglia di origine come il nostro primo sistema di appartenenza, si può convenire sul fatto che ognuno di noi appartiene anche a molti ed altri diversi sistemi: l’ambiente scolastico, quello lavorativo, il gruppo dei pari, ecc. ed è proprio in questi sistemi che mettiamo in atto comportamenti e modalità relazionali apprese nella nostra famiglia di origine. L’eredità che ciascuna persona porta dentro di sé nella vita deriva, non solo dai propri genitori, ma anche dalle generazioni precedenti. Anche se, in confronto al passato, la famiglia moderna può frammentarsi in diversi nuclei, non riesce in alcun modo a sottrarsi dalla funzione coesiva del tempo. La storia familiare non perde il suo significato nel passaggio da una generazione all’altra, anzi, essa viene tenuta assieme da quelle che Boszormenyi-Nagy e Spark (1973) chiamano “trame invisibili” e sono quei fili che servono a rinsaldare il senso di appartenenza di ogni generazione ad un unico tempo familiare. Ciò che ne risulta è la consapevolezza che ogni persona prende parte, fin dalla nascita, alla messa in scena di un “copione familiare” in cui ciascun individuo – pur restando artefice della propria storia – interpreta un determinato ruolo ed è tenuto a sottostare, in modo più o meno consapevole, a norme, valori, comportamenti trasmessi tramite le generazioni ed a soddisfare implicitamente tutta una serie di aspettative.

Ad esempio, se pensiamo ad una coppia nata da poco, possiamo intuitivamente renderci conto che questa nuova configurazione va a trovarsi all’intersezione di due storie familiari differenti. Si tratta dell’incontro tra due storie familiari diverse, ognuna con la sua complessità e genealogia che la caratterizza, che va ad influenzare il nuovo legame in formazione sia nella fase di creazione che di sviluppo.

Se allarghiamo lo sguardo verso la famiglia nel suo complesso, composta da tre generazioni (figli, genitori e nonni), ci accorgiamo che quello che accomuna gli anziani ai più giovani è una narrazione di famiglia che contiene, al suo interno, dei particolari nodi relazionali che si presentano in modo ciclico (le modalità tramite le quali si affrontano i cambiamenti esistenziali relativi alla nascita di un figlio, alla perdita di un coniuge, al passaggio dall’adolescenza all’età adulta ecc.) e che necessitano di essere colti da ogni individuo. Coglierli significa riconoscere che la famiglia di origine – in qualche modo- ha già affrontato, vissuto e superato determinate fasi evolutive accumulando esperienza. Questa esperienza che viene tramandata di generazione in generazione garantisce un capitale alla famiglia in formazione, di conseguenza ogni individuò sarà depositario di significati relativi alle modalità di legame che appartengono a generazioni distanti nel tempo.

La nuova famiglia si muove dunque in un flusso temporale complesso, scandito e costantemente trasformato dalle nascite e dalle morti, dalle fasi di crescita e dalle entrate e uscite dei vari componenti del sistema familiare, seguendo un proprio specifico ciclo di vita” (Andolfi, 2015).

Nell’approccio familiare sistemico viene posta grande attenzione all’osservazione del singolo individuo immerso nel contesto di appartenenza che a sua volta viene allargato al trigenerazionale. Con il termine “trigenerazionale” si intende considerare la presenza di tre generazioni all’interno della stanza di terapia. Andando a ritroso nella nostra storia personale possiamo arrivare a conoscere (tramite ricerche) generazioni, e quindi persone, di cui ignoravamo completamente l’esistenza ma che, inevitabilmente, convivono in noi non solo dal punto di vista biologico, ma anche e soprattutto culturale.

Visualizzare la famiglia: il genogramma come strumento grafico di rappresentazione del trigenerazionale

All’interno della stanza di terapia, il paziente porta con sé un bagaglio colmo di storie tramandate da generazioni: miti, lutti, traumi, segreti e, in generale, eventi che si porta dentro e di cui è inconsapevole. Dunque, per impostare un trattamento terapeutico è necessario conoscere la storia familiare ed inquadrare il problema portato dal paziente (il sintomo) all’interno del contesto familiare/sociale d’appartenenza. Uno strumento di valutazione utile a tal scopo è il “genogramma familiare”: uno speciale albero genealogico (un diagramma, Figura 1) che rappresenta graficamente le relazioni di parentela tra i componenti di una famiglia su almeno tre generazioni e che viene completato con la narrazione che il paziente fa delle relazioni tra i soggetti rappresentati.

Introdotto nella terapia familiare sistemica da Murray Bowen (1913-1990) negli anni ’70, il genogramma ci permette di identificare graficamente il singolo e si configura come una mappa di simboli in grado di far luce su mandati, miti e segreti che caratterizzano il sistema familiare di una persona. I rapporti e le relazioni tra i membri sono riprodotti graficamente attraverso diversi tipi di linee: una linea continua in genere indica un matrimonio, una linea tratteggiata una convivenza o una relazione significativa. Solitamente un quadrato sta ad indicare il sesso maschile mentre un cerchio quello femminile. I figli sono segnalati immediatamente al di sotto ed in relazione con la linea indicante il rapporto, da sinistra a destra per ordine di nascita. I simboli del genogramma di solito riportano in alto la data di nascita (ed eventualmente quella della morte), ed in basso il nome del singolo individuo. L’interno del simbolo può contenere altre informazioni specifiche, quali ad esempio l’età attuale del soggetto.

 

Oggi, questo strumento è utilizzato con una doppia finalità: clinica e diagnostica. Se da un lato, infatti, permette di organizzare visivamente i dati e le informazioni sulla storia evolutiva della persona, è proprio questa resa grafica che aiuta il terapeuta a formulare ipotesi in merito alle cause e al contesto in cui ha origine e si sviluppa la sofferenza del paziente e a suggerire domande, connessioni e significati da sottoporre all’attenzione dello stesso.

È possibile, inoltre, realizzare un genogramma fotografico attraverso foto significative selezionate e portate dal paziente. Questo tipo di genogramma consente di lavorare mantenendo un doppio focus: sul sistema e sul vissuto emozionale evocato dall’immagine.

In conclusione, è possibile affermare che attraverso il genogramma vengono portati alla luce elementi che erano stati rimossi o rimasti nell’ombra e si potranno attivare emozioni intense e profonde su esperienze del passato, permettendo la scoperta di connessioni emotive nuove e significati diversi da attribuire a vicende ed eventi. È un percorso trasformativo graduale, che paziente e terapeuta compiono insieme.

Triangoli e triangolazione

Il triangolo è uno stato naturale […], il modo in cui le forze emotive di ogni sistema relazionale sono organizzate […] e la relazione duale è senza dubbio una visione ristretta di un più ampio sistema relazionale” (Bowen, 1978).
Con queste parole, Murray Bowen introdusse il concetto teorico dei triangoli, considerandoli strutture di base di tutte le relazioni, incluse quelle che apparentemente riguardano solo due persone.

Secondo l’autore ogni relazione è triadica: non coinvolge solo due persone, ma ne coinvolge almeno tre. La triade, nel sistema familiare, viene quindi considerata l’unità di osservazione e comprensione delle dinamiche emotive e relazionali. Pertanto, il triangolo rappresenta l’unità minima di osservazione del sistema. Strettamente connesso al concetto di triade è quello di “triangolazione”, che si riferisce alle dinamiche relazionali interne alle triadi emotive.

Il termine triangolazione, in psicologia, rappresenta una specifica dinamica relazionale nella quale la comunicazione e le interazioni tra due individui sono mediate da una terza persona. Il concetto si è sviluppato principalmente nell’ambito della terapia familiare per identificare una modalità di gestione della tensione e dei conflitti all’interno di un rapporto significativo. Di fatto, è possibile osservare fenomeni di triangolazione nelle relazioni familiari in modo quotidiano. A questo proposito, possiamo distinguere due tipologie di triangolazione: una triangolazione disfunzionale e una triangolazione funzionale. Nella triangolazione disfunzionale due persone si alleano contro un terzo e/o lo escludono. Un esempio di questo tipo è rappresentato dalle situazioni in cui le tensioni tra i genitori vengono affrontate coinvolgendo un figlio che si ritrova a passare continuamente da uno schieramento all’altro. In effetti, inserire una terza persona in una relazione diadica significativa può avere una funzione di controllo della relazione stessa, può rafforzare la posizione di un partner nei confronti dell’altro, può favorirne disorientamento, e può ridurre uno dei partecipanti in una posizione di inferiorità psicologica. D’altro canto, nella triangolazione funzionale, i membri si alleano per esercitare una funzione (es. accudimento) con flessibilità dei ruoli. In questo caso, la triangolazione ha carattere favorevole e consente di ri-distribuire la tensione diadica ad un sistema allargato, che include anche un terzo, e ciò può incidere positivamente sul clima familiare. Una situazione del genere è funzionale per l’intera famiglia, poiché permette di gestire delle situazioni di stress o di cambiamento agendo come attivatore di risorse relazionali o come mediatore di conflitti per l’evoluzione dell’intero sistema.

È importante notare come ogni membro della triade, in determinati momenti critici o momenti particolari della storia della famiglia, può assumere la funzione di modello nel contenere e mediare le tensioni esistenti tra gli altri due. “Vedere come un altro affronta e risolve le difficoltà nelle quali ci dibattiamo serve ad apprendere comportamenti e a modulare eventuali tensioni in modo tale da rendere sopportabili e produttive situazioni altrimenti potenzialmente distruttive per la carica emotiva che le accompagna” (Andolfi, Angelo, 1987).

Consapevolezza e cambiamento

In conclusione, rispetto a quanto discusso, si può affermare che la famiglia, secondo l’approccio sistemico, è un insieme che racchiude e dà voce a generazioni, intrecci individuali, legami intergenerazionali ed esperienze condivise dai membri nel tempo. Nell’ottica del trigenerazionale la famiglia è considerata un “sistema interattivo aperto” in cui ogni membro apporta il proprio contributo e contribuisce al cambiamento ed alla costruzione della famiglia.

Uno strumento utile a rappresentare l’esistenza di queste generazioni è il genogramma. Esso, infatti, è una sorta di albero genealogico usato come mezzo grafico per descrivere l’evoluzione storica di una famiglia che contempla almeno tre generazioni.

Il terapeuta relazionale può utilizzarlo per ottenere informazioni e arricchire le descrizioni verbali del paziente attraverso una rappresentazione grafica e visiva del sistema familiare.

Le dinamiche emotive e relazionali presenti nel sistema della famiglia possono essere spiegate grazie all’utilizzo della triade come sistema di unità di osservazione e comprensione.

Talvolta, possono verificarsi casi di triangolazione e la conoscenza dell’esistenza di questo tipo di dinamica può essere utile sia alla sua comprensione che alla sua lettura in chiave consapevole consentendo un possibile avvio trasformativo. Nelle interazioni triadiche, infatti, ognuno dei partecipanti può osservare cosa accade tra gli altri due, mediando o informando gli altri. In questa prospettiva la presenza di un terzo diventa un importante fattore di conoscenza relazionale e di crescita, facilitando la vicinanza affettiva e l’ascolto, specie durante le fasi di transizione familiare come quelle legate alla nascita di un figlio, a una separazione coniugale, a una perdita improvvisa o all’uscita dei figli dalla casa dei genitori.

La terapia familiare, quindi, interviene osservando quattro livelli: la storia trigenerazionale della famiglia (nonni- genitori- figli); l’organizzazione relazionale e comunicativa attuale della famiglia; la funzione del sintomo del singolo individuo nell’equilibrio della famiglia; la fase del ciclo vitale della famiglia in cui si presenta il sintomo.

Tutti questi elementi possono essere utili per approfondire e consapevolizzare la storia familiare, traendone tutte le risorse utili al fine di affrontare le svariate problematiche portare in terapia.

BIBLIOGRAFIA

Andolfi, (2015). La terapia familiare multigenerazionale. Strumenti e risorse del terapeuta, Raffaello Cortina Editore.

Andolfi M., Angelo C., (1987). Tempo e mito nella psicoterapia familiare, Bollati Boringhieri Editore.

Bowen, M., a cura di Andolfi M., De Nichilo M., (1979). Dalla famiglia all’individuo, Astrolabio Roma Editore.

Montagano, S., Pazzagli, A., (1989). Il genogramma, Franco Angeli, Milano Editore.

 

SITOGRAFIA

https://www.spazioiris.it/master-sistemica-coppia/

https://www.studio-psyche.it/terapia-familiare-sistemica

https://www.stateofmind.it/terapia-trigenerazionale/

https://www.stateofmind.it/trigenerazionale-terapia-sistemico-relazionale/ 

How to Make a Genogram Online | EdrawMax Online 

 

I tirocinanti in Psicologia del Centro Studi Kairos coordinati dal Dott. Valerio Pannone Psicologo

Dott. Alberto Barbato

Dott. Lucio Gaeta

Dott.ssa Anna Capuozzo

Dott.ssa Claudia Lamberti 

Dott.ssa Daniela Varrazzo

Dott.ssa Emanuela Marena

Dott.ssa Fabiana Russo

Dott.ssa Filomena Di Maro

Dott.ssa Francesca Marra

Dott.ssa Giulia Fasano

Dott.ssa Giulia Perillo

Dott.ssa Ilaria Barretta

Dott. Iovine Ciro

Dott.ssa Italia Catena

Dott.ssa Marta Nicoletta Morena

Dott.ssa Martina Minucci

Dott.ssa Serena Attanasio

Dott.ssa Valentina Scarpato