Dio li fa e poi… la coppia
Dio li fa e poi… la coppia

Formazione, evoluzione e crisi della coppia

LA SCELTA DEL PARTNER

“Un nucleo appena costituito si situa nell’ intersezione di due storie familiari che affondano le radici in un complesso albero genealogico che le precede cronologicamente e che influenza concretamente la storia del nuovo nucleo: il passato della nuova coppia è formato dall’intreccio delle storie delle due famiglie d’origine.” (Andolfi, D’Elia, 2006)

Il concetto di coppia nei secoli si è evoluto ed ha assunto significati diversi. Oggi si è consolidata l’idea della coppia come luogo dove soddisfare i bisogni affettivi dei partner, che abbia come base l’amore reciproco.

La scelta del partner coinvolge solo in apparenza due persone (qui riferimenti). Infatti, una nuova relazione comporta una serie di confronti con altri rapporti significativi appartenenti al contesto attuale o passato, rispetto ai quali essa deve differenziarsi. Tali confronti avvengono sia su un piano orizzontale, ovvero con legami di pari livello “gerarchico” come con fratelli, sorelle e partner, sia su un piano verticale/trigenerazionale, con legami tra diversi livelli gerarchici come nonni, genitori e figli (Andolfi, 1999, cap. 3, pp. 23-30).

Tutto ciò contribuisce a determinare l’esito dell’incontro con il potenziale partner, che si rivela tanto più adatto quanto più fa intravedere la possibilità, reale o fantasticata, di svelare punti problematici dei rapporti passati o di risolverli. Tuttavia, perché questo possa accadere, è necessario che accanto a caratteristiche ripetitive ci siano degli elementi trasformativi.
Ecco che la “scelta” del partner si presenta come una strana mescolanza di vari elementi: il mito familiare, inteso come una narrazione collettiva basata su sistemi di significati e valori tramandati attraverso i racconti e le tradizioni familiari; il mandato familiare, che è il compito più o meno esplicito assegnato dalla nascita a ciascun membro della famiglia riguardo una serie di ruoli da ricoprire e di scelte da fare; la ricerca del soddisfacimento di bisogni più strettamente personali (Andolfi, 1999, cap. 3).
Il prevalere dell’uno o dell’altro dipende dalla rilevanza di ciascuno di essi rispetto agli altri, ma anche dal tipo di relazione esistente con la famiglia d’origine.

Se il mito familiare si impone sui bisogni individuali, la spinta a realizzarlo (se persiste un rapporto di dipendenza dalla famiglia nucleare) potrebbe rappresentare il tipo di legame più idoneo a soddisfare le esigenze personali (Andolfi, 1999, cap. 3).
Nella scelta del partner, la storia familiare e l’ambiente esterno inducono l’individuo a porre maggiore attenzione verso specifici elementi piuttosto che verso altri, che potrebbero essere in contrasto sia con il mandato familiare sia con la relazione stessa.

Se un legame significativo (es. genitore-figlio) sopravvive sulla base di bisogni in parte insoddisfatti, esso tende a ripetersi immodificato nei confronti delle nuove figure di riferimento, e può diventare un forte elemento di unione tra i partner e di mantenimento della loro relazione. Quanto più una relazione deve soddisfare esigenze fondamentali di protezione e sicurezza, tanto più forte è il legame che si sviluppa e tanto maggiore è la minaccia potenziale portata da qualsiasi situazione che lo metta in discussione (Andolfi, 1999, cap. 3).

Infatti, elaborare i rapporti passati significa anche correre il rischio di veder svuotata di significato la relazione attuale. Ma solo accettando tale rischio la relazione può evolvere, trasformandosi in un legame più maturo e soprattutto più libero da vincoli sovradeterminati di dipendenza.
Imparare a guardare l’altro nella coppia, a distinguerlo e a non confonderlo con la figura genitoriale significa imparare a “vederlo” per quello che è e imparare a vedere se stessi; aspetti essenziali per l’evoluzione e lo sviluppo della coppia.
Tuttavia, non è solo la storia familiare ad influenzare la scelta del partner, ma anche le nostre caratteristiche più personali.

FORMAZIONE DELLA COPPIA

La formazione di una coppia stabile avviene attraverso una serie di passaggi evolutivi più o meno impliciti. Si parte dalla costruzione di un’identità di coppia e dalla definizione dei ruoli e degli spazi. Attraverso il dialogo si costruisce una visione di vita condivisa, definendo una propria cultura, un proprio linguaggio, dei propri principi, valori e aspettative. Tali costruzioni non sono immutabili, ma vengono modificate dalle esperienze condivise, le quali fungono da guida per l’interazione e la costruzione di progetti per il futuro.

La diversità di punti di vista, di bisogni e di desideri diventa, così, un ingrediente normale della vita di coppia e i partner possono imparare ad affrontare costruttivamente i conflitti e maturare insieme. Per affrontare successivi passaggi (convivenza, matrimonio, figli), è necessario che la coppia si svincoli e si differenzi dalle proprie famiglie d’origine, attraverso la definizione dei propri confini rispetto a queste ultime e al contesto sociale (amici, parenti, etc.)
Ciò non significa isolarsi: è necessario, al contrario, che la coppia abbia una rete sociale condivisa. Ogni partner dovrebbe costruire un legame con la famiglia d’origine dell’altro e al contempo favorire la relazione tra le rispettive famiglie.
Attraverso queste fasi la coppia si forma ed evolve. Ogni passaggio, seppur normale e atteso, porta con sé delle criticità, che la coppia deve affrontare.

QUANDO FUNZIONA LA COPPIA?

Il buon funzionamento della coppia dipende da vari aspetti, tra cui coesione, adattabilità, chiarezza comunicativa ed espressione emotiva. Sono concetti legati alla flessibilità, una delle competenze trasversali necessarie in un mondo così complesso e variabile.
L’espressione delle emozioni all’interno della coppia riflette una sorta di accordo, più o meno esplicito, su come si esprimono reciprocamente i sentimenti di amore, affetto e cura.
È normale che nel percorso evolutivo della coppia sorgano delle problematiche; ciò che fa la differenza è il modo in cui esse vengono affrontate/evitate (Andolfi, 1999, cap.5).

Qui si inserisce il lavoro terapeutico, che consiste nel creare uno spazio all’interno del quale le difficoltà possano essere viste, ascoltate ed affrontate, invece che evitate, poiché ciò che determina la disarmonia nella coppia non sono i problemi in sé, ma il modo in cui si affrontano.
Ad esempio, le coppie “dis-funzionali” mostrano diversi modi di superare il problema: in quelle con “poca conflittualità”, si tende a chiudere prematuramente il problema e a dare una soluzione poco chiara e definita, per paura di incappare nel fallimento e nei sensi di colpa. Nelle coppie ad “alta conflittualità”, invece, non si lascia spazio all’individualità del partner e ai suoi bisogni emotivi.

Le coppie sane mantengono un gran senso di fiducia, affrontano i problemi e le incertezze con tolleranza e reciprocità. Sono in grado di trovare nuove soluzioni, espandere le possibilità di risposta e di cambiare direzione quando è necessario.
L’obiettivo terapeutico, dunque, consiste nell’aiutare la coppia a costruire un nuovo equilibrio più funzionale, lavorando sul problem solving (il processo che va dalla identificazione condivisa di un problema alla sua risoluzione) e riconsiderando il “patto implicito” ad ogni transizione del ciclo vitale della coppia, che non deve essere più vista come un’essenza statica, ma soggetta continuamente a cambiamenti.

La terapia non è utile solo dopo la comparsa del problema: il terapeuta può aiutare a pensare, pianificare, chiarire le aspettative nei confronti propri e del partner, contrattare e rinegoziare il patto alla base della vita di coppia (Andolfi, 1999, cap.5).
Il modo in cui si soddisfa la vita relazionale cambia a seconda del percorso e della tappa evolutiva che si sta affrontando.
Potrebbe essere utile esplorare come i modelli di comportamento si sono sviluppati nel tempo e sono stati modellati e rinforzati da entrambi i partner. Guardando alla storia del rapporto, alle fasi critiche e al modello delle relazioni genitoriali, il terapeuta può aiutare la coppia a costruire nuovi rituali significativi e nuove capacità interattive, riconoscendo e valorizzando l’unicità di ogni coppia.

BIBLIOGRAFIA
Andolfi, M. (2015), “La terapia familiare multigenerazionale. Strumenti e risorse del terapeuta”. Raffaello Cortina Editore.
Andolfi, M. (a cura di), (1999), “La crisi della coppia”. Raffaello Cortina Editore.
Andolfi, M., D’Elia, A. (2006), “Le perdite e le risorse della famiglia”. Raffaello Cortina Editore.

SITOGRAFIA

Il ciclo di vita della famiglia


https://www.adrianostefani.it/articolo-psicologia.php/
https://www.mediazionefamiliaremilano.it/consulenza_familiare/

I tirocinanti in Psicologia del Centro Studi Kairos, coordinati dal Dott. Valerio Pannone, Psicologo

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